Category : Approfondimenti

La sera prima di addormentarti…

….porta lo sguardo nel punto tra le sopracciglia, rilassa tutto il tuo corpo sciogliendo le tensioni che cogli, lasciati andare semplicemente così come lascerai cadere le ansie, le preoccupazioni, i problemi di cui ti sei fatto carico tutto il giorno.


Nulla più hai da fare se non quello di abbandonarti completamente, immaginandoti felice ed appagato nel posto più sicuro e protetto.


Sorridi con tutto te stesso ringraziando e immaginando l’energia invisibile e divina che ti tiene in vita e che ora ti sostiene e ti accompagna verso un sonno profondo e rigenerante.


La mattina appena sveglio saluta e ringrazia il giorno nuovo. Scendi dal letto radioso e fiducioso con il solo proposito di impegnarti ad essere sereno ed appagato per tutto il resto della giornata a qualunque costo, senza farti sopraffare dai molti problemi che con tutta probabilità dovrai affrontare.

Rimani sempre vigile e attento dunque perché se non presti la giusta attenzione rischi di creare tu stesso ulteriori problemi con la tua sola immaginazione.

Anandamayi Ma

Siamo soliti rivolgerci al maschile quando si parla di grande maestro, illuminato, guro.

Desidero invece parlarvi di una grande maestra illuminata: Anandamayi Ma, la cui fama la precedeva nei suoi luoghi di pellegrinaggio in India e non solo.

Attorno a lei si radunavano folle di devoti e pare si verificassero in sua presenza guarigioni inspiegabili.

Nativa del Bangladesh (1896) , si sposò giovanissima con colui che divenne il suo primo discepolo e che fu per tutta la vita al suo fianco rispettando sempre il desiderio di castità di Anandamayi Ma, così che il loro matrimonio non fu mai consumato nel senso fisico. Il loro era un legame oltre la vita nella vita, una grande intesa, un condividere la gioia e la felicità.

Il significato di Anandamayi Ma (il suo nome spirituale) è: Beata Madre, essenza della beatitudine, il suo nome alla nascita: Nirmala Sundari.

Nel 1936 incontrò Paramhansa Yogananda. Di lei, Yogananda disse dedicandole un intero capitolo in autobiografia di uno yoghi: “la sentivo come l’amica più intima e più cara, eppure era sempre circondata come da un’aura di lontananza: il paradossale isolamento creato dall’Onnipresenza.”

Questa grande donna pare non ebbe alcun maestro, risale agli anni venti la sua auto-iniziazione. Praticava per ore yoga (asana, meditazione e recitazione di mantra). Questa grande donna e maestra spirituale lasciò il corpo nel 1982 e fino all’ultimo insegnò l’importanza della meditazione.

Termino citando un suo pensiero e dedica al mondo intero: “Molti sentono il bisogno di creare un mondo nuovo e migliore. Piuttosto che fissare il pensiero in tali cose, dovreste concentrarvi su Quello nella Cui contemplazione è la speranza di una pace perfetta. È dovere dell’uomo diventare un ricercatore di Dio e della Verità.

 

Tagore

La bellezza e la freschezza nei versi delle poesie di Tagore (poeta e filosofo indiano), meritano tutta l’attenzione possibile. Il cuore e la mente di un animo sensibile, attraverso le sue parole, spaziano oltre confine emozionando nel profondo chi si approccia alla lettura dei suoi capolavori.

 

Il cielo infinito e lontano si china sulla distesa verdeggiante della terra e le sussurra piano: “Io sono tuo”

La terra risponde: “Com’è possibile? Tu sei infinito e io sono così piccola al tuo cospetto”

Ma io ho voluto imporre dei limiti a me stesso valendomi delle nuvole”

Quante luci brillano sulla tua tavola, mentre io sono priva di luce”

Oggi ho voluto perdere la luna, il sole, le stelle, oggi tu soltanto esisti per me”

Il mio cuore è colmo di lacrime e trema a ogni soffio di vento, tu invece sei immobile”

Oggi posso piangere anch’io: non lo vedi? Divento grigio e convulsamente spargo lacrime, come il tuo tenero cuore”.

Così dicendo, il cielo colmò la sua eterna distanza dalla terra con il canto della pioggia. 

Tagore

 

Surya Namaskara (saluto al Sole)

https://www.samyayoga.it/project/saluto-al-sole/

Surya = Sole       Namaskara = Saluto

Surya Namaskara è soprattutto una pratica spirituale (Sadhana) completa.

Include Asana (posizioni), Pranayama (ritmo controllato della respirazione), Mantra (formula sacra da recitare mentalmente) e tecniche meditative.
Il respiro viene sincronizzato con i movimenti fisici. Ad ogni posizione (asana) infatti è abbinata una fase della respirazione, mentre la concentrazione su un determinato Chakra (aree del corpo che assorbono l’energia vitale circostante o prana e la distribuiscono a tutto il corpo fisico) e la recitazione di un Mantra danno enfasi all’aspetto spirituale della pratica.

Il momento ideale per praticare Surya Namaskara è all’alba il momento della giornata più ricco di pace. Ove fosse possibile, meglio sarebbe eseguire la pratica all’aria aperta e rivolti verso il sole.

È altresì indicato praticare il saluto al sole prima delle altre asana.
La pratica consiste nella ripetizione di cicli di asana. 
Un ciclo completo è costituito da 12 asana.
Per ottenere benefici a livello spirituale praticare lentamente da 3 a 12 cicli, usare un ritmo più veloce nell’esecuzione se si desidera puntare anche su benefici a livello fisico.

Prima di iniziare portare la consapevolezza all’interno del corpo rilassandolo mentalmente stando eretti con i piedi uniti o leggermente divaricati e le braccia lungo i fianchi. Portare consapevolezza al centro tra le sopracciglia visualizzando un sole rosso che sorge e che pervade tutto il corpo.

 

ESPIRARE occhi chiusi, piedi uniti, palmi delle mani uniti davanti al torace in “Namaskara Mudra”:
Posizione 1 – Pranamasana (posizione della preghiera)

INSPIRANDO sollevare le braccia in alto, portarle indietro diritte piegando all’indietro contemporaneamente testa e parte superiore del tronco: 
Posizione 2 – Hasta Utthanasana (posizione delle braccia in alto)

ESPIRANDO flettere il busto in avanti e portare il palmo delle mani accanto ai piedi, mantenendo busto e gambe diritte cercando di portare la fronte alle ginocchia:
Posizione 3 – Padahastasana (posizione delle mani ai piedi)

INSPIRANDO allungare la gamba sinistra indietro il più lontano possibile appoggiando ginocchio e dorso del piede. Mantenere le braccia tese, punta delle dita toccano terra mentre il capo è piegato indietro con lo sguardo rivolto in alto:
Posizione 4 – Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre)

ESPIRANDO portare il piede destro accanto al piede sinistro, sollevare i glutei verso l’alto portando la testa tra le braccia tese formando un triangolo tra schiena e gambe tese. Perfezionare la posizione portando i talloni a terra e la testa verso le ginocchia:
Posizione 5 – Parvatasana (posizione della montagna)

TRATTENENDO IL RESPIRO abbassare le ginocchia, il torace tra le mani e il mento sul pavimento, piedi puntati e glutei sollevati:
Posizione 6 – Ashtanga Namaskara (saluto con otto parti del corpo)

INSPIRANDO sollevare e piegare la testa indietro, inarcare la schiena raddrizzando le braccia, mentre glutei e anche si abbassano sul pavimento. Gambe tese e sguardo rivolto in alto:
Posizione 7 – Bhujangasana (posizione del cobra)

ESPIRANDO puntare i piedi uniti sollevare i glutei verso l’alto portando la testa tra le braccia tese formando un triangolo tra schiena e gambe tese:
Posizione 8 – Parvatasana (posizione della montagna)
Ripetizione della posizione 5

INSPIRANDO portare avanti il piede sinistro in linea con la mano sinistra, ginocchio destro e dorso del piede appoggiano a terra:
Posizione 9 – Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre)
Ripetizione della posizione 4

ESPIRANDO unire i piedi, palmo delle mani accanto ai piedi e mantenendo busto e gambe diritte cercare di portare la fronte alle ginocchia:
Posizione 10 – Padahastasana (posizione delle mani ai piedi)
Ripetizione della posizione 3

INSPIRANDO sollevare il busto, stendere le braccia verso l’alto inarcando all’indietro:
Posizione 11 – Hasta Utthanasana (posizione delle braccia in alto)
Ripetizione della posizione 2 

ESPIRANDO riportare le mani giunte davanti al torace:
Posizione 12 – Pranamasana (posizione della preghiera)
Ripetizione della posizione 1

L’entusiasmo

 

L’entusiasmo quale forza creativa ancestrale in ognuno di noi, è energia che divampa dal profondo del nostro essere, una potenza che consente di spaziare oltre i propri confini allontanando l’orizzonte, esortandoci a trascendere i nostri limiti.

Le nostre azioni guidate dall’entusiasmo ci condurranno ad affrontare con gioia, appagamento e gratificazione le numerose difficoltà dell’esistenza.

Simile a un sasso gettato nell’acqua ferma che disegna dei cerchi concentrici sempre più grandi, l’entusiasmo diffondendosi nell’ambiente circostante contagia chi ci sta vicino.

L’entusiasmo è già parte di noi, è la nostra essenza. Esserne consapevoli ci permette di cogliere la sua fragranza. E’ un elemento essenziale che è necessario coltivare ed accrescere perché si rinnovi e perduri accompagnandoci lungo il percorso della vita.

La ragione della potenza dell’entusiasmo e del suo valore intrinseco è che esso vive in noi da sempre, prima ancora di essere concepiti siamo l’intenzione entusiasta nell’essenza divina.

Il significato stesso del termine “entusiasmo” ne conferma il concetto: deriva dal greco antico enthusiasmòs, formato da en (in) con theos (dio). Letteralmente si potrebbe tradurre: “con Dio dentro di sé

“Il modo di affrontare il problema è ancor più importante del problema stesso”

Jiddu Krishnamurti

A prescindere dall’entità del problema, lo stesso richiede comunque una soluzione.

Si pone un problema da risolvere: le nostre emozioni, se prive di uno stato eccezionale di equilibrio mentale, influenzano un atteggiamento nell’affrontarlo che spesso si traduce in esperienze di ansia o peggio di depressione.

L’attenzione di fronte a un problema, solitamente si focalizza nella ricerca della soluzione immediata del problema in questione, mentre la chiave per comprendere come risolverlo sta nel controllo del nostro atteggiamento mentale nel modo di affrontarlo.

L’importanza del modo di porci di fronte a un problema viene prima del problema stesso e prima della ricerca dei mezzi per poterlo risolvere.

Il nostro obiettivo più immediato invece è solitamente quello di eliminarlo al più presto perché il problema crea conflitto in noi.

Scegliamo di sbarazzarcene prima possibile e ciò fa sorgere emozioni e sensazioni contrastanti che più o meno intense spaziano dalla paura di non farcela, ai pregiudizi che ostacolano con i loro condizionamenti, alla speranza e quant’altro.

Nasce così una sorta di resistenza, di contesa tra noi e il problema, e comprendere come agire per risolvere la situazione, diviene un traguardo complesso, affatto semplice e talvolta irraggiungibile.

La comprensione per cogliere la soluzione invece, è possibile solo quando ci relazioniamo con l’oggetto della nostra attenzione – in questo caso il problema – con un atteggiamento libero da qualunque forma di condizionamento, di giudizio, di attaccamento o di repulsione, ovvero con un solido bilanciamento emotivo e con la giusta consapevolezza, considerando dunque quale fattore primario il “riconoscere” ciò che scatena in noi emozioni di rabbia, sorpresa, paura, tristezza, disprezzo o felicità.

Il nostro atteggiamento nell’affrontare il problema, analizzando le opportune connessioni tra attenzione, cognizione e controllo emotivo, determinerà la sua soluzione.

Il punto fermo è perciò in relazione a quale sia il giusto rapporto con il problema; una consapevolezza priva di scelte nel modo di affrontare lo stesso che affiora spontaneamente quando vi siano i presupposti di un’apertura mentale alla comprensione del vero, del giusto, dell’equilibrio, quali principi imprescindibili per un adeguato discernimento.

Meditazione

Che cos’è la meditazione?

La necessità di comunicare ha reso necessario codificare in linguaggio dei concetti. Da qui la verbalizzazione dei propri pensieri per creare comunicazione, ma l’uso del linguaggio per descrivere la meditazione non basta.

La meditazione è un’esperienza e come tale tradotta in pensiero prima e verbalizzata a parole dopo, riduce, restringe, sintetizza l’esperienza stessa. Essa è parte dell’esistenza va vissuta personalmente per capirne il significato.

Verbalizzare significa fare un’istantanea di un frammento di vita, ciò crea staticità, restrizione, mentre l’esperienza vissuta con consapevolezza va oltre il tempo e lo spazio.

Detto questo, personalmente definirei il significato di meditazione con: “sentirsi parte del tutto nel momento in cui il tutto lo si percepisce parte integrante del proprio essere, della propria coscienza”.

La meditazione è l’esperienza della beatitudine, della gioia, della serenità, della realtà, è la scoperta della propria essenza.

Quando la consapevolezza coglie l’istante in cui la coscienza è parte dell’esistenza, la meditazione accade.

L’esistenza è in continuo fluire, è trasformazione, e tutto ciò che contiene – umanità compresa – segue lo stesso fluire attraverso le medesime leggi naturali.

La meditazione è pertanto il risultato di una trasformazione graduale attraverso un processo di crescita che rende consapevoli dei meccanismi del proprio essere e della mente.

Cogliere la fragranza della meditazione significa raggiungere il silenzio interiore requisito necessario per ascoltare la melodia della propria essenza.

Lo stadio che precede la meditazione è divenire testimoni distaccati dei propri pensieri attraverso l’osservazione.

La concentrazione ci fornisce il mezzo necessario per arrivare a quello stadio.

Attraverso la concentrazione si prepara il terreno per far crescere la propria consapevolezza.

La concentrazione è utile per divenire silenti al centro, smettere di saltare da un pensiero all’altro e cogliere l’attimo fuggente della non-mente, quel preciso istante in cui si crea un vuoto tra un pensiero e l’altro.

Calarsi in questo spazio rappresenta la realtà vera dove il senso di pace impagabile che ne deriva, fa parte dell’identità della coscienza individuale particella della coscienza universale.

Maggior sforzo e maggiore impegno per ottenere dei risultati tangibili, sono soprattutto determinanti all’inizio del percorso, col tempo tutto diventerà naturale e la consapevolezza riguarderà sempre più il proprio quotidiano.

Così come l’albero ha bisogno dell’acqua per nutrirsi e per crescere, similmente si deve operare la propria trasformazione personale con costanza e perseveranza nell’osservare i meccanismi della propria mente nutrendo di continuo quei processi di mutamento di se stessi per divenire consapevoli degli ostacoli creati dalla mente, rallentando ed arrestando l’inutile e continuo fluire dei pensieri per espandere la propria coscienza fino alla fioritura.

Con la concentrazione l’energia della mente è indirizzata verso un solo oggetto (il proprio respiro, una visualizzazione, un suono…) e il flusso dei pensieri diminuisce.

Trascendere la mente rallentando il flusso dei pensieri e/o modificandone il contenuto porta alla luce la propria essenza; tale è la condizione necessaria perché affiori lo stato della meditazione.

La meditazione non è una tecnica, non è un metodo.

Tuttavia esistono numerose tecniche che possono essere utilizzate al principio del proprio percorso di crescita.

Sono utili per apprendere come cogliere i processi della mente, il continuo flusso dei pensieri e come divenirne testimoni consapevolmente, ma a un certo punto la loro utilità si farà marginale, qualunque tecnica andrà lasciata andare, abbandonata.

La meditazione “accade” nel momento in cui si è al di là della mente immersi nella propria coscienza in comunione con l’esistenza.

Anche la concentrazione costituirà prima o poi un ostacolo, l’ultimo ostacolo prima dell’esperienza della meditazione.

La coscienza deve penetrare nello spazio vuoto che esiste tra un pensiero e l’altro.
I pensieri e le parole sono infiniti, ma lo spazio vuoto, culla del fluire dell’energia dell’esistenza è uno, cogliere questo spazio significa consapevolezza e la meditazione ne è l’esperienza.

Gli effetti della concentrazione sono la realizzazione della dualità di oggetto e soggetto (il proprio essere testimoni), mentre la meditazione è la coscienza che sperimenta senza separazioni l’unione e la fusione in un’unica essenza di colui che osserva e dell’osservato.

Quando si è totali, quando si percepisce la totalità di/in tutte le cose ci si risveglia nella dimensione dell’estasi.

È dunque il distacco, che inizia attraverso l’osservazione della propria mente che porterà consapevolezza e alla scoperta della propria essenza, beatitudine e grande gioia senza confini.

Le prime esperienze con la meditazione possono creare confusione, osservando la mente sembrerà di assistere al traffico di una metropoli nell’ora di punta, mai prima infatti ci si era resi conto degli innumerevoli pensieri che occupano la mente.

Con la pratica della concentrazione in qualità di osservatori divenendo testimoni di ciò che accade senza reprimere e senza giudicare, comincerà ad emergere la consapevolezza.

Divenire consapevoli significa essere presenti, è la consapevolezza che svela la realtà delle cose, porta alla luce ciò che è già dentro se stessi: la propria essenza; celata da una quantità infinita di strati che costituiscono le sovrastrutture di cui il proprio vissuto si è caricato.

La meditazione è consapevolezza, e sedersi in concentrazione un’ora al giorno mentre per le restanti ventitré ore caos e disattenzione regnano sovrani rende impossibile l’esperienza della meditazione.

La meditazione è quindi uno stile di vita.

Le giornate devono arricchirsi sempre più di momenti di consapevolezza nei quali si è presenti nella totalità attimo per attimo. L’attenzione alle abitudini che si sono consolidate nel tempo, porterà chiarezza e la trasformazione di se stessi avrà inizio.

Vivere il qui e ora, essere presenti, svegli… allora l’armonia comincia a fluire e prepara il terreno per far fiorire la meditazione quando ci sediamo per cogliere la beatitudine di cui è fatta la nostra essenza.

Una vita vissuta inconsapevolmente significa una mente proiettata nel passato o nel futuro.

Se consapevolezza vuol dire vivere il presente, il qui e ora; non essere consapevoli significa impiegare la propria energia mentale nel passato, che non esiste più o nel futuro: pura fantascienza.

Così facendo si manca il momento presente, lo stiamo ignorando e non colto l’attimo presente è un pezzo della propria vita sprecato, è solo quando la consapevolezza farà ormai parte della propria esistenza che la meditazione affiorerà spontaneamente in maniera naturale e semplice.

 

Sperimentare pace e gioia nel corso della propria esistenza è l’aspettativa dell’uomo comune.

Essere consapevoli della legge del Karma aiuta ad affrontare la vita con più serenità.

Leggi naturali guidano con precisione matematica l’esistenza secondo schemi dai quali originano cause ed effetti vincolanti per tutto ciò che fa parte dell’esistenza stessa.

Gli effetti della vita conseguenza di cause primarie originarie, avranno il loro inevitabile corso nell’evoluzione complessiva.

Tali effetti seguono una logica precisa dettata dalle regole delle cause che hanno preso precedentemente forma ed il processo innescato deve portare a termine lo scopo per il quale lo stesso ha avuto inizio.

Il sostrato sul quale fluisce tutto ciò che esiste appartiene alla Realtà: essenza, pura energia – Brahman – che involvendosi diviene materia e trascenderla attraverso l’uso di meccanismi contenuti nella natura intrinseca della materia stessa, è il senso della vita che presto o tardi darà i suoi frutti attraverso la realizzazione che porterà nella propria esistenza luce, beatitudine e serenità nonostante i legami con la realtà corporea che limita con i suoi confini definiti.

Dalla vita bisogna comprendere come muoversi attraverso forme che conosciamo ma anche tentare di cogliere ciò che ancora è avvolto da misteri inspiegabili.

L’essenza prima della vita ovvero l’intelligenza suprema dalla quale tutto ha avuto inizio, involvendosi ha permesso l’esistenza stessa di tutte le forme, le quali facendosi carico di scoprire i mezzi necessari all’evoluzione che permetterà il ritorno a casa, ripercorreranno a ritroso il cammino che le condurrà a divenire “Uno” con la coscienza universale.

Nella maggior parte dei casi, l’ego porta l’uomo a desiderare di fare qualcosa di grande nella vita, e quando per soddisfare vane ambizioni cresce l’ostinazione, nonostante la propria individuale e reale natura stia seguendo un processo: effetto di una causa nata per ben altri scopi da quelli desiderati, e ciò nonostante persevera nella direzione diversa, effetti diametralmente opposti a quelli sperati faranno la loro comparsa, provocando sofferenze, delusioni e fallimenti nel corso di tutta la vita.

Tutto quello che deve essere fatto, è solo ciò che è necessario alla propria crescita spirituale.

Il senso della vita è dunque quello di fare esperienza della realtà che conduce all’evoluzione interiore, alla connessione con l’energia primaria insita in tutte le cose esistenti.

Elevarsi spiritualmente significa divenire consapevoli del disegno della creazione: “Lyla Brahman” “il gioco divino”, senza un inizio e senza una fine al quale tutta la creazione partecipa al di là del tempo e dello spazio.

La Coscienza divina involvendosi mediante la vibrazione primordiale “Om” consentì l’origine della materia che avviluppò la coscienza stessa. Questo è “lyla” il gioco del disegno divino della creazione entro il quale tutto si muove dando vita a un meraviglioso progetto di esistenza infinita ed eterna.

Svegliare la propria coscienza in questa verità e portarla per mano lungo il cammino dell’evoluzione spirituale, è lo scopo della vita, atteso di capire quale ruolo ci spetti di interpretare in “Lyla Brahman”.