
🌿L’essenza dell’essere umano
L’invito “Conosci te stesso”, inciso sul tempio di Apollo a Delfi, rimane oggi più che mai un richiamo universale. Andare oltre i condizionamenti della società e della mente è il passo necessario per riscoprire il vero Sé.
Esiste davvero la possibilità di conoscere la vera identità dell’essere umano? È forse un’utopia, un sogno irraggiungibile?
“Conosci te stesso!”: ecco il monito antico e sempre attuale. L’essenza della vita risiede nell’anima, la cui dimensione, si dice, sia circa la decimillesima parte della punta di un capello.
La materia avvolge l’energia vitale – l’anima – e grazie a questa forza interiore la materia prende forma e vita. Senza di essa, il corpo resterebbe inerme, privo di movimento e coscienza.
Krishna ad Arjuna nella Bhagavadgītā (10.20) afferma:
“Io sono il Sé che risiede nell’intimo di tutti gli esseri. Io sono il principio, il mezzo, la fine di tutti gli esistenti.”
Quella scintilla divina è la nostra vera identità:
“Io sono un’anima, non sono il corpo.”
Se desideriamo conoscere chi siamo davvero, dobbiamo rivolgere l’attenzione alla nostra fonte interiore: il Sé.
🌿Il mistero della mente
Perché indagare la mente?
Il primo passo per scoprire il Sé è esplorare la mente, uno dei più grandi misteri dell’esistenza.
La Bhagavadgītā (6.7) ci ricorda:
“L’uomo che ha conquistato la mente e ha trovato così la pace, ha già raggiunto l’anima suprema. Per lui gioia e dolore, caldo e freddo, onore e disonore si equivalgono.”
La mente è lo strumento – o meglio, il senso sottile – che ci mette in relazione con il cervello, con il corpo, con la nostra parte più intima e con l’intero universo circostante.
Osservare senza identificarsi
Il suo continuo chiacchiericcio invade ogni istante della nostra vita. Per imparare a comprenderla, occorre osservarla da una certa distanza, diventando testimoni dei pensieri che sorgono momento per momento.
È necessario mantenere uno spazio fra noi – l’osservatore – e i pensieri stessi.
Comprendere per trasformare
Prestiamo attenzione al funzionamento della mente, ai condizionamenti che emergono quando ci relazioniamo con gli altri. Solo così possiamo trasformare il pensiero in consapevolezza.
Si tratta di porre quell’attenzione necessaria alla comprensione del giusto pensiero, il quale diviene pura consapevolezza nella sfera interiore di ciascun essere umano.
La Bhagavadgītā (6.6) ci ammonisce:
“Per colui che l’ha dominata, la mente è la migliore amica, ma per colui che ha fallito, la mente rimane la peggiore nemica.”
🌿Yoga e il controllo dei sensi
Lo Yoga insegna a governare non solo la mente, ma anche gli altri sensi del corpo. Quando i sensi – mente compresa – sono sotto controllo, l’intelligenza superiore può guidarci verso l’anima, che si rivela come essenza di verità assoluta.
Emozioni e discernimento
Le emozioni – gelosia, rabbia, amore, compassione, odio, pregiudizi – emergono costantemente. Il compito è non reagire impulsivamente, ma agire con cognizione di causa.
- La reazione nasce da condizionamenti e porta quasi sempre a commettere errori. Errori spesso di valutazione, acquisiti sulla scorta di una condotta imposta da un sistema precostituito (la società, la famiglia, la religione).
- L’azione consapevole nasce dal discernimento e dalla libertà interiore.
La Bhagavadgītā (6.35) lo conferma:
“È molto difficile dominare la mente irrequieta; tuttavia, è possibile con la pratica adatta e con il distacco.”
Attraverso l’osservazione, il distacco e il discernimento, si può liberare la mente dai condizionamenti e intravedere la scintilla divina dentro di sé e in ogni parte del cosmo.
“Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, così lo yogi che controlla la mente è fermo nella sua meditazione sull’Essere trascendentale.” (Bhagavadgītā 6.19)
🌿I condizionamenti
L’influenza della società
Dalla nascita siamo immersi nei condizionamenti: famiglia, società, religione, cultura.
Essi plasmano pensieri, azioni e relazioni.
Un uomo nato in Occidente svilupperà inevitabilmente una personalità diversa da chi nasce in Oriente, perché il contesto culturale modella la sua visione della vita.
Oggi, con la globalizzazione e le migrazioni, il confronto tra culture diverse è inevitabile. Questo può generare integrazione, ma anche conflitti, odio e razzismo se prevale la volontà di imporre la propria bandiera.
Maschere e illusioni
La società è lo specchio della personalità dell’uomo medio nel contesto in cui vive. Le dinamiche collettive generano sovrastrutture che, a loro volta, plasmano e sostengono il modo di agire dei singoli. E noi, spesso senza rendercene conto, le accettiamo e le riproduciamo.
In questo modo il nostro pensare e agire viene fortemente condizionato dal tessuto sociale: pensieri, scelte e persino desideri sono modellati da ciò che ci circonda, al punto da indurre l’ego all’illusione di essere libero e autonomo. Ma mentre crediamo di decidere per conto nostro, scivoliamo in una forma sottile di schiavitù.
E allora ci chiediamo: che senso ha la vita se tutto sembra già programmato da schemi prestabiliti, se non ci resta che interpretare un copione scritto da altri? Il mistero dell’esistenza si riduce forse soltanto a scegliere quale maschera indossare ogni giorno?
Eppure, l’individuo non è la maschera. Oltre i condizionamenti e oltre l’ego, pulsa il vero Sé, immutabile e libero, che nessuna sovrastruttura sociale può imprigionare.
Riconoscere questa essenza significa comprendere che la nostra vita non è una recita, ma un’occasione per rivelare la verità più profonda di noi stessi.
L’individualità autentica dell’essere umano è l’essenza immortale che trascende tempo e spazio.
La vera consapevolezza è quella che conduce al Sé, oltre ogni schema imposto.
Se ci muoviamo nei pensieri, nell’agire, nelle relazioni secondo uno schema imposto dai condizionamenti del sistema al quale sottostiamo, di fatto non siamo creativi, di fatto nulla è fresco e nuovo, ma tutto è fermo e ristagna nei nostri cervelli preconfezionati.
L’illusione di essere noi gli artefici dei nostri concetti, sostiene vitali “senza vita” nella nostra meschina esistenza.
L’anima immortale presente nella materia non ha bisogno di essere “sé stessa” per manifestarsi, essa “è” punto. Immortale, eterna, non è mai nata e non ha fine quando il corpo muore.
Il falso mito del “sii te stesso”
Quante volte sentiamo ripetere: “sii te stesso”?
Un consiglio che si sente spesso ma di nessuna utilità, perché privo di quella motivazione necessaria che stimoli l’intenzione all’azione.
Un consiglio che, preso alla lettera, rischia di diventare superficiale o addirittura pericoloso.
Se fosse così semplice, chi è incline alla collera resterebbe collerico, chi è vittima di depressione resterebbe imprigionato nel suo stato, chi agisce in modo illecito troverebbe un alibi per continuare.
Chi tende a eludere le responsabilità, sostenendo di non avere i requisiti necessari per assumerle, finisce per rifugiarsi nel vittimismo come strategia di fuga, lasciando le situazioni immutate anziché affrontarle e trasformarle.
In realtà, quell’espressione riguarda soltanto la personalità: il frutto dei condizionamenti, ovvero la maschera che indossiamo per interpretare il ruolo impostoci in questa esistenza –– e non l’essenza spirituale che pulsa dentro di noi.
Prima di dire a qualcuno “sii te stesso”, sarebbe meglio dire:
“Osserva la tua mente, scopri i condizionamenti che ti imprigionano e liberatene.”
Solo così si intraprende il viaggio interiore verso la Realtà assoluta.
Chi vede e comprende la propria essenza ha la possibilità di conoscere la vera identità dell’essere umano, la verità, lo scopo e il senso della vita, la vita stessa nella sua magnificenza, ma soprattutto vede la soglia al di là della quale si rivela il motivo della propria esistenza.
Non basta essere “sé stessi”. Occorre conoscere sé stessi. Solo allora si può comprendere davvero gli altri e vivere con saggezza.
🌿L’ordine cosmico
Il vero ordine da rispettare è quello universale, la legge che sostiene i mondi. Opporvisi significa accettare il caos, e lo vediamo chiaramente: guerre, fame, degrado da una parte, opulenza e spreco dall’altra.
Vivere vincolati da leggi imposte dall’uomo, spesso dettate da interessi che ci allontanano dalla vera conoscenza, ci rende statici, sterili e vuoti, impedendoci di evolvere verso livelli più alti di coscienza.
Lo Yoga diventa lo strumento per trasformare le menti materialiste e avvicinarle all’ordine cosmico.
“Lo yogi è più elevato dell’asceta, più elevato rispetto a quelli che conseguono la conoscenza e più elevato dell’uomo che aspira ai frutti dell’azione e che compie riti. Per questo diventa uno yogi.” (Bhagavadgītā 6.46)
🌿Dharma: fondamento della realtà
Il Dharma – “verità”, “legge universale”, “obbligo morale” – è il fondamento stesso della realtà.
“Infatti l’essere umano che adempie al Dharma così come esposto dal canone rivelato e dalla tradizione ottiene fama in questo mondo e incomparabile felicità dopo la morte.” (Manusmṛti II,9)
Educare al Dharma significa trasmettere fin dall’infanzia la cultura della conoscenza e del rispetto per la natura e per ogni forma di vita.
Filosofia e educazione
Sin dalle scuole elementari bisognerebbe insegnare filosofia, perché le menti dei bambini sono pronte ad accogliere la realtà nella sua nudità, libera da schemi e condizionamenti.
Fin dai primi anni di vita, è fondamentale trasmettere l’esperienza del rispetto per la natura e per tutto ciò che abita il mondo, guidando ciascuno verso una progressiva evoluzione personale.
Coltivare il giusto pensiero diventa così la chiave per vivere con serenità, consapevolezza e armonia, insieme agli altri, in una società che possa definirsi veramente “perfetta”: frutto della somma di anime libere, illuminate e in crescita.
Utopia? Forse. Ma è un sogno verso cui vale la pena tendere.
Allargare i propri orizzonti nella ricerca interiore e porre le basi per un futuro in cui l’umanità conoscerà l’uomo “nuovo” evoluto e pronto a trascendersi.
🌿Conclusione
“Conosci te stesso” è il vero invito: un viaggio di introspezione che permette di scoprire la scintilla divina dentro e fuori di noi, comprendere il senso dell’esistenza e celebrare la vita.
Il Buddha ci ricorda:
“Conosci te stesso. Ama te stesso.
Assumi la consapevolezza che la causa ultima e l’unico ostacolo alla tua felicità sei soltanto tu.
Indipendentemente da ciò che accade intorno a te, la tua felicità dipende esclusivamente dal tuo atteggiamento nei confronti della realtà che ti circonda. Non c’è nessun nemico da sconfiggere, nessuna battaglia da compiere. C’è soltanto la tua vita da celebrare.”
E Marco Aurelio (121-180 d.C.), imperatore romano e filosofo, considerato un sovrano illuminato capace di grande umanità e dotato di eccellenti qualità che gli permisero di esercitare il suo potere con saggezza ed equilibrio.
conclude con saggezza:
“(…) dato che puoi, in qualsiasi momento tu voglia, ritirarti in te stesso. Perché in nessun luogo più tranquillo e calmo della propria anima ci si può ritirare; soprattutto se si hanno dentro di sé principi tali che, al loro contemplarli, si acquista una perfetta serenità.
E per serenità non intendo altro che ordine interiore. Concediti quindi costantemente questo ritiro e in esso rinnovati perché, sola, salva la vita la filosofia”.