Ahimsa

Ahimsā – La non-violenza

«Quando si è fermamente stabiliti nella non-violenza, vi è abbandono dell’ostilità»

Yogasutra 2,35

AHIMSĀ il primo di 5 principi di YAMA: le leggi della vita.

Ahimsā viene tradotto dal sanscrito con il termine di non-violenza: a “non” e himsā “nuocere, uccidere”.

Tutti possiamo facilmente interpretare il verbo non uccidere nel suo significato letterale, ma il termine sanscrito indica un concetto molto più vasto.

Una premessa: nuocere intenzionalmente o inconsapevolmente non risparmia comunque il soggetto dalle responsabilità delle proprie azioni.

L’aspetto importante dunque sul quale soffermarci è molto profondo.

Le proprie manifestazioni esteriori sono lo specchio del contenuto della coscienza quale sintesi di un processo mentale che ci muove verso l’esterno, in direzione del mondo e in tutto ciò che in esso è incluso.

Atteso che l’estrema forma di violenza è quella fisica, non trascuriamo il fatto comunque che esiste anche la violenza psicologica spesso crudele tanto e quanto quella fisica.

Il confine tra violenza e amore (l’esatto opposto della violenza) a volte è molto sottile.

E il comportamento nei propri confronti? È tanto importante (di gran lunga più determinante) del comportamento verso terzi.

Quanto siamo compassionevoli e amorosi verso noi stessi? Bene, tale è il criterio di misura con il quale pesare la nostra benevolenza verso gli altri. Tanto più conosciamo noi stessi (la natura dell’essenza del nostro essere), quanto più ci prendiamo cura (non solo in senso estetico) di noi stessi, tanto più crescerà dentro il desiderio di non voler fare del male a nessuno.

La vera non-violenza deve essere innanzitutto praticata verso se stessi riguardo proprio al corpo, alla mente e allo spirito, diventando colmi di amore profondo per la vita tanto che fare del male non sarà più possibile. La non-violenza infatti sviluppa in noi qualità sublimi come il perdono, il controllo di istinti aggressivi, l’umiltà, l’amore incondizionato.

«Quando si è fermamente stabiliti nella non-violenza, vi è abbandono dell’ostilità».

Un senso di colpa” è una sorta di violenza contro se stessi.

Perché nasce un senso di colpa? Invece di rivolgersi verso se stessi con biasimo e disapprovazione, analizziamo a fondo le motivazioni che hanno suscitato il senso di colpa. Osserviamo da vicino, attentamente, con discernimento le nostre azioni come conseguenza di pensieri generati da emozioni che ci hanno indotto a determinati atteggiamenti. Prendiamone atto senza colpevolizzare nessuno, men che meno noi stessi, ma osserviamo strettamente la nostra mente facendo chiarezza per non reiterare in futuro ciò che potrà nuocerci creando e sviluppando in noi un inutile senso di colpa.

E verso terzi? Quando usiamo violenza o arrechiamo ad altri un danno?

La sopraffazione, l’abuso di potere, l’indifferenza sono tutte forme di violenza.

Un esempio sottile di indifferenza? palesare interesse al nostro interlocutore mentre in realtà si sta pensando ad altro e non lo si sta affatto ascoltando.

Da queste forme sottili di indifferenza verso gli altri germoglieranno e cresceranno forme ben più grossolane di arrecare danno a terzi.

E ancora: quanta violenza ogni giorno sotto i nostri occhi, sulle nostre tavole; quanta consapevolezza abbiamo riguardo al cibo che scegliamo di consumare?

Entrare nel profondo di se stessi ci farà scoprire il metodo di percezione necessario per trascendere l’ego incontrando la nostra vera essenza per sviluppare un amore incondizionato verso noi stessi e verso gli altri esseri umani, verso gli animali, la natura e qualunque forma di vita esistente.

Comprendere (attraverso la ricerca e la pratica nella disciplina dello yoga) le leggi della natura ci consente di entrare in contatto con la Realtà per accrescere in noi un amore incondizionato destinato ad espandersi oltre confini inimmaginabili.

Per concludere dunque Ahimsa è: amore profondo, assoluto, illimitato, totale.

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