Brahmacharya



 

Brahmacharya – moderazione

«Quando si è fermamente stabiliti nella continenza si ottiene vigore.»

Yogasutra 2,38

BRAHMACHARYA il quarto di 5 principi di YAMA: le leggi della vita.

La Kata Upanisad (parte delle Upanisad: testi religiosi e filosofici in lingua sanscrita) cita: “…sappi che il Sé è il padrone del carro ed il corpo è il carro, sappi che l’intelletto poi è l’auriga e la mente le redini. I cavalli sono i sensi, gli oggetti dei sensi sono l’arena. I saggi chiamano “colui che prova piacere” l’insieme di Sé, di sensi e di mente. Colui la cui mente è instabile, ha i sensi indocili, come un auriga che abbia cavalli bizzarri. Ma colui che possiede la ragione e ha la mente sempre presente, costui ha i sensi docili, come un auriga che abbia cavalli docili. Colui che è privo di ragione, senza criterio, sempre impuro, costui non giunge alla sede suprema, ma ricade nel ciclo delle esistenze.(….)”

L’allegoria è di tale bellezza e semplicità da fugare qualunque dubbio sul significato del concetto che desidera esprimere. Un’intelligenza consapevole osserva la propria mente per tenere a freno e guidare i sensi con discernimento. Brahmacharya ne è l’essenza, è la continenza, implica vivere in maniera sobria, con autocontrollo e moderazione nei pensieri, nella parola, nell’azione; proprio come il cocchiere tiene ben salde le briglie per mantenere i destrieri sul sentiero. Senza autocontrollo non c’è yoga, dunque Brahmacharya è il principio dello yoga stesso.

Con il termine Brahmacharya si intende il controllo (attraverso la discriminazione e il giusto distacco mentale) degli organi di senso (indriya).

Molto spesso gli eccessi, l’abuso, desiderare la ripetizione delle esperienze alla ricerca del piacere, è causa di fallimento e disturbi mentali quali nevrosi, depressioni, frustrazioni.

Autocontrollo non significa “repressione”, al contrario la sua giusta interpretazione è azione, vuol dire dirigere con consapevolezza, guidare, dare una direzione.

Una mente ben salda che tiene sotto controllo gli impulsi emotivi procura totale benessere interiore. Come l’auriga che dirige il carro guidando i cavalli lungo i sentieri con abilità e vigore, similmente dobbiamo dirigere la nostra energia vitale verso la giusta direzione senza dissiparla in maniera incontrollata in tante inutili direzioni che non portano da nessuna parte.

È necessario conservare l’energia per incrementare le proprie forze. Autocontrollo vuol dire equilibrio, a vantaggio di corpo e mente che si rafforzano. Essere padroni dei propri sensi tenendo ben salda la mente in un atteggiamento di distacco consapevole dagli oggetti, dalle persone, dalle circostanze favorevoli o contrarie, dai nostri stessi pensieri porta alla comprensione della coscienza che conduce alla realizzazione spirituale.

L’interpretazione più diffusa del termine Brahmacharya è purtroppo quella di limitare alla sola sfera sessuale il suo significato di continenza, come se bastasse non indulgere al sesso per soddisfare questo importante principio di Yama. Tale interpretazione è troppo ristretta.

Vorrei citare le parole di un grande Maestro: “…nel sesso esiste una realizzazione, uno sprigionarsi di una luce cosmica, che non è associabile alla sessualità in sé. Anche se viene identificato col fenomeno sessuale, di fatto è un’esperienza a sé stante. Quella luce che esplode nell’orgasmo sessuale trascende il sesso: ha origine nella sfera trascendente. Se riusciamo a comprendere questa esperienza dell’al di là, potremo elevarci oltre il sesso.” E ancora: “Il sesso non dovrebbe essere soltanto uno strumento di piacere, dovrebbe essere anche un mezzo per l’elevazione spirituale. Il sesso è un processo yogico.” – Osho.

Cogliere il quarto principio delle leggi della vita tra le righe appena citate, significa capire che attraverso la moderazione e non con la privazione si giungerà alla purificazione, ovvero è necessario comprendere la differenza che passa tra: dissipare le proprie energie accettando la perdita di forza vitale con un comportamento sessuale compulsivo o trascendere il sesso per beneficiare della vera luce.

 

«Quando si è fermamente stabiliti nella continenza si ottiene vigore.»

La continenza (la moderazione) è soprattutto un atteggiamento mentale rispetto all’attività dei nostri organi di senso verso gli oggetti, le persone, le circostanze. Ciò non limita il nostro agire, il nostro pensare, al contrario Brahmacharya rappresenta la libertà da qualunque tipo di attaccamento donandoci coraggio, forza e vigore (virya).

 

Dalla Bhagavad Gita: “Lo yoga non potrà essere raggiunto né da colui che mangia troppo, né da colui che si astiene dal cibo, né da colui che dorme troppo, né da colui che troppo veglia. Raggiungerà lo yoga colui che mangia e beve come si conviene, di cui tutti gli atti sono regolati dalla ragione, e che sa equilibrare il sonno e la veglia”.

L’attitudine alla moderazione porta a mantenersi distanti dagli estremi, dagli eccessi, è la giusta predisposizione d’animo per ottenere serenità ed equilibrio; astenendosi dalle esagerazioni ci si procura un riparo dalle insidie del mondo. La ricerca del punto di equilibrio tra gli estremi dunque per non restare intrappolati e soggiogati dai sensi che senza sosta vengono continuamente attratti da tutto ciò che li circonda.

 

Nel campo delle relazioni sociali l’autocontrollo nei pensieri e nelle azioni, costituisce le fondamenta per la giusta interpretazione dell’altro: in una conversazione è importante oltre a saper ascoltare, essere di poche parole, tralasciare opinioni non richieste, sorvolare sui pettegolezzi ignorandoli e non usare mai la parola a sproposito.

È inoltre opportuno mantenere la giusta distanza con i social network, i giornali, i cellulari, la tv, il cinema, la discoteca e quant’altro, facendone un uso moderato; dedicarvi troppo tempo invece può sortire certi e talvolta irreversibili effetti dannosi sulla propria salute fisica e mentale. Il nostro tempo è limitato e troppo prezioso per bruciarlo con diversivi aridi e superficiali.

Dirigere tutti i propri sforzi verso il controllo e la sublimazione dei desideri procura molta vitalità, pace e gioia.

Un’interpretazione poco diffusa, ma molto interessante del termine “Brahmacharya” afferma che “Brahma” è la realtà unica, ultima e indivisibile (la non-dualità) e “Brahmacarin” è colui che vive nella consapevolezza dell’unità della vita, in cui tutto è riconducibile a “Uno” la sorgente del mondo manifesto.
Brahmacharya è lo stato di comunione col divino.

La consapevolezza che la vita è indivisibile infonde sentimenti d’amore e di unità e per il fatto che l’altro ed io siamo la stessa cosa, il benessere del prossimo deve starci a cuore tanto quanto il nostro stesso bene.

Questa è la realtà! Prima ne diventiamo consapevoli e meglio sarà per tutta l’umanità.

La Kata Upanisad termina con una preghiera di invocazione che desidero condividere in questa sede: Om shanti, shanti, shanti (sia pace, pace, pace).

 

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