Ashtanga Yoga

Ashtanga Yoga
(La scienza dello yoga di Patanjali
Sādhana Pāda, secondo capitolo)

È questa la parte fondamentale dell’opera, la cui conoscenza e pratica sono indispensabili per muoversi lungo il sentiero dell’analisi, dell’osservazione, della vigilanza per il controllo della propria mente passando attraverso la cura del corpo fisico e uno stile di vita adeguato che evolve nella consapevolezza della Realtà mediante l’acquisizione di una sempre maggior comprensione.      

Nirdhūta kalmaṣaḥ yogi

Nirdhūta significa: eliminato, soppresso a tutti i livelli
Kalmaṣaḥ significa: impurità, oscurità, sporcizia

Yogi è colui che ha eliminato e soppresso qualsiasi forma
di impurità e sporcizia a livello sensoriale, fisico, cerebrale

Quale la via, il metodo, il percorso per perseguire lo scopo?

In sintesi gli otto passi di Aṣṭāṅga Yoga:

Yama: il nome deriva dalla radice yam (frenare). Yama è moderazione: comprende l’assimilazione di regole etiche (astensioni, restrizioni) essenziali nella vita del cercatore spirituale.

Niyama: rappresentano le azioni, le osservanze indispensabili che costituiscono le basi preparatorie per procedere lungo il sentiero verso l’ascesi.

Asana: postura del corpo. Il ricercatore dovrà familiarizzare con le posizioni dell’Hatha Yoga, affinché possa assumere una posizione e restarvi senza desiderare di muoversi ed essere tuttavia in grado di rilassarsi. Dovrà esserci quindi una combinazione ideale tra immobilità e rilassamento.
Tale stato di immobilità permetterà allo yogi una maggiore concentrazione per il controllo della mente.

Pranayama: letteralmente: “controllo/gestione del prana (energia vitale)”. Attraverso tecniche di respirazione si impara a percepire l’energia vitale che permea il proprio essere per meglio gestire il sistema nervoso mentre la mente si alleggerisce riducendo il flusso dei pensieri giungendo ad uno stato di quiete.

Pratyahara (o astrazione): lo scopo è quello di eliminare la relazione tra la mente e gli organi di senso, i quali colpiti dalle vibrazioni emesse dagli oggetti esterni, trasmettono alla mente continue impressioni impedendole di astrarsi dal mondo esterno per ritrarsi in se stessa. Con Pratyahara si giungerà quindi al dominio assoluto sui sensi.


Dharana: è il termine per definire il movimento controllato della mente verso un oggetto (esterno o interno alla propria persona), ovvero la capacità di concentrazione su un particolare oggetto allo scopo di divenire tutt’uno con l’essenza dell’oggetto stesso.

Dhyana: è contemplazione, meditazione. Accade quando senza sforzo alcuno, la mente splende priva di movimento verso l’oggetto della concentrazione. Il silenzio interiore come un abbraccio avvolge il sādhaka.

Samādhi: è uno stato di coscienza superiore, ove la mente è trascesa completamente. Si ha completa libertà dalle distrazioni mentali (assenza dell’autocoscienza mentale) e nessuna reazione del corpo fisico agli stimoli tanto esterni quanto interni. Il sādhaka (il ricercatore spirituale) è giunto alla conoscenza della Realtà ultima, alla saggezza, alla pace, alla libertà, uno Yogi al quale si possono attribuire delle parole bellissime quali: Nirdhūta kalmaṣaḥ.

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