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studiamo da vicino cos'è l'equilibrio
Lezione di anatomia con Camilla Meneguzzo

 

Yoga e “anatomia” dell’EQUILIBRIO


Scopriamo cosa ci permette di stare in equilibrio o di ritrovarlo dopo averlo perso con Camilla Meneguzzo, la nostra Yoghini medico e chirurgo che tramite efficaci ed esaustive immagini – per rendere più comprensibile l’argomento – ci condurrà per mano alla scoperta della perfetta organizzazione e funzionalità del nostro corpo.

Che cos’è l’equilibrio?

E’ la capacità di percepire e adattare il movimento del corpo rispetto alla forza di gravità e ad altre forze esterne, ovvero è il rapporto ottimale esistente tra soggetto e ambiente circostante.

SAPEVATE CHE?….

I RECETTORI DELLA PROPRIOCEZIONE (sensibilità che ci permette di essere consapevoli della POSIZIONE del nostro corpo nello SPAZIO), contribuiscono per il 70% AL MANTENIMENTO DELL’EQUILIBRIO; percentuale di gran lunga MAGGIORE RISPETTO al contributo dato dalla VISTA (10%) e dall’apparato vestibolare dell’ORECCHIO (20%).

Conoscere l’anatomia del nostro corpo può essere un’esperienza illuminante.

Il corpo umano è il luogo sacro nel quale la nostra coscienza dimora durante il suo percorso verso l’evoluzione.” 

 

 

LA DANZA ORIENTALE

testo di: Mona Kafelebasi

La danza del Ventre è una forma d’espressione metaforica, che si nutre della simbologia del femminile.

Un’arte di natura sensuale non disgiunta dall’esperienza del sacro.

Una forma artistica che valorizza la donna, il corpo, e l’istinto. La si potrebbe definire come un antidoto ai nostri tempi violenti.

La danza del Ventre è tradizionalmente praticata dalle donne, perché esprime interamente la femminilità, la vitalità e la sensualità.
E’ una
danza Sacra che si può considerare unica nel suo genere, con diversi stili che cambiano a seconda del Paese d’origine e per questo motivo a differenza di quanto possa esprimere la credenza popolare, questa danza non nasce per essere uno spettacolo che allieta gli uomini, bensì come una danza delle donne per le donne che si ricollega ad antichi culti religiosi legati alla madre terra che propiziavano e celebravano la fertilità nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia.

Si narra che essa venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente dalle altre donne che, in questo modo, partecipavano simbolicamente alla messa alla luce del nascituro, o ancora che fosse utilizzata durante le festività agricole per propiziare un buon raccolto.

La natura di questa danza veniva associata dunque ad una femminilità-fertilità e non vissuta esclusivamente come sensualità.

La Danza Orientale nella sua evoluzione

Le prime fonti scritte sono state raccolte e datate dal ‘700/’800 in poi; anche se non possono essere considerate del tutto attendibili a causa della scarsa conoscenza delle tradizioni e della cultura di questo paese da parte dei relatori.
In questi testi ci vengono descritte due figure diverse di danzatrici, anche se spesso confuse tra di loro:
le Almee (letteralmente significa saggia) e le Ghawazy (tradotto con il termine di zingara). Le prime erano artiste complete, che si esibivano quasi esclusivamente per le donne cantando, suonando, recitando e danzando. Avevano sicuramente uno stile più raffinato, mentre le Ghawazy si suppone fossero appartenenti ad un popolo nomade, di bassa estrazione sociale e si esibivano per le strade, nelle feste, davanti ad un pubblico anche maschile.
La Danza del Ventre comincia a farsi conoscere agli inizi del ‘900 attraverso apparizioni in contesti internazionali, affascinando e suscitando stupore e curiosità così da essere imitata e introdotta nei paesi occidentali in breve tempo. Anche il cinema hollywoodiano ebbe un notevole ruolo nella sua diffusione, tanto da “rilanciare” questa danza intorno agli anni’40/’50.
Furono gli europei a dargli il nome di danza del ventre.

Meditazione con Campane Tibetane, Gong, Strumenti Etnici

Le campane tibetane riproducendo la vibrazione sonora originaria dell’OM ci permettono di affrontare il tema degli effetti del suono sulla mente, sul corpo e sullo spirito dato che il modo più semplice di comunicare della materia cellulare vivente è tramite le vibrazioni sonore.
Questi suoni vibrazionali particolari aiutano il corpo ad abbandonare tensioni e agitazioni, distendono la mente e portandola dolcemente in stati di profondo rilassamento, riequilibrando stati ansiosi, riducendo insonnia e stress, ma soprattutto queste particolari meditazioni sono un tramite per aiutarci a scendere nel profondo di noi stessi, nel difficile compito di ricercare il nostro vero SE’.

Conduce GIULIANO ANNONI
Musicista e percussionista ha portato avanti la sua ricerca fino ad approdare ai suoni della musica orientale in cui ha trovato la sintesi di ciò che cercava. Discepolo diretto di Sri Satyananda, il figlio spirituale di Sri Ananda Moy Ma.
Ha così appreso il percorso del karma, bhakti e jnana yoga, e soprattutto la meditazione.
Affascinato dal suono vibrazionale delle percussioni, le campane tibetane e il gong ha iniziato ad usarli prima a livello personale, poi estendendo la propria esperienza nelle sessioni di meditazioni collettive in vari centri yoga e olistici.
Ha conseguito il diploma di massaggio sonoro professionale metodo bagno armonico. Coofondatore con Sri Atmananda (Simone Vanni) dell’Associazione Satyananda Mission.

– Samya – Leggere migliora la qualità della vita.
Leggere è il piacere irrinunciabile di chi ama l’avventura.
Leggere è libertà.
Leggere è abbandonarsi al potere delle parole di chi sa raccontare l’infinita meraviglia dell’Essere.

Alla scoperta del corpo umano

Conosciamo meglio il nostro corpo

Il nostro corpo ci accompagna dalla nascita, ci prendiamo cura di lui troppo spesso solo per questioni estetiche.
In quest’incontro cerchiamo di familiarizzare con le parti che lo compongono per conoscerlo più a fondo.
Dall’asana (posizione) lo spunto per imparare a prendere più consapevolezza riguardo i muscoli, le articolazioni e le altre strutture di cui è fatto il nostro corpo, in relazione al movimento quando pratichiamo Yoga.

Scopriamo insieme come funziona questa macchina sofisticata e meravigliosa attraverso le illustrazioni spiegate in maniera più che esaustiva da Camilla Meneguzzo, la nostra Yoghini medico e chirurgo.
Pratichiamo seduta stante le asana proposte durante l’incontro, per sperimentare direttamente la teoria e consapevolizzarci all’ascolto e alla percezione di quei muscoli e articolazioni che attiviamo mediante il movimento.

Dunque non solo teoria

Ricordiamo inoltre che al nostro corpo dovremmo riservare il massimo rispetto, prendendocene molta cura: esso è il veicolo attraverso il quale possiamo sperimentare la nostra essenza eterna ed immutabile, il nostro sé più profondo.

 

– Samya –  “Allorché lo sguardo si perde all’orizzonte sfiorando la superficie del mare, i pensieri volano via dileguandosi sotto i raggi del sole splendente e respirando il profumo di salsedine l’intuizione: che vacuità e immensità dell’infinito sono l’essenza della vita manifesta nelle innumerevoli forme della materia.”

lezione di yoga con rilassamento con campane tibetane
Yoga e campane tibetane

Yoga del Respiro

Un incontro condotto da Dejanira Bada, per presentare il corso “Yoga del respiro“, una pratica adatta a tutti, dove si presta molta attenzione alla costruzione delle āsana, incentrata sull’immobilità, la lentezza, il silenzio, l’ascolto interiore e del respiro.
Al termine della pratica, seguirà meditazione accompagnata dalle vibrazioni delle campane tibetane, suonate da Dejanira.

l'immagine raffigura l'atto dello scrivere il mantra
foto della scrittura del mantra Il Likhitha japa

 

Il Likhitha japa

Swami Sivananda: “Il pensiero costante del mantra protegge e libera dal ciclo di nascita e morte. Un mantra è definito tale perché implica un processo mentale.
La sillaba “man” della parola mantra significa “pensare” mentre “tra” vuole dire “proteggere” o “liberare” dai vincoli del mondo fenomenico.
Il mantra genera potenza creatrice e infonde beatitudine eternaLa ripetizione costante di un mantra risveglia la coscienza.”

 

Che cos’è il Likhitha japa

In sanscrito “Likhita” si traduce in: “scrittura, documento e “Japa” significa ripetere una parola (frase).

Il Likhitha japa è la scrittura di un mantra.

Scrivendo il mantra più e più volte lo si ripete mentalmente.

È una pratica molto efficace, anche più benefica e potente del solo ripetere mentalmente o ad alta voce il proprio mantra.

Mediante la scrittura del mantra… mente, corpo e spirito sono in sinergia.

Tutti i sensi sono coinvolti: gli occhi seguono il muoversi della penna sul foglio, le dita delle mani guidano la penna, con la bocca si recita il mantra, le orecchie ne ascoltano il suono, la mente è concentrata sul significato del mantra e la postura ne giova, perché mentre si pratica il Likhitha japa, la schiena deve essere tenuta dritta evitando il più possibile qualunque movimento.

Come si esegue il Likhitha japa

Mentre lo si scrive si può anche osservare “mauna” (il silenzio), ripetendo il mantra solo mentalmente, ovvero si può cominciare ripetendolo prima ad alta voce, poi recitandolo sottovoce ed infine mentalmente affinché l’impressione suscitata nella coscienza si intensifichi ulteriormente.

Questa pratica la si può eseguire in qualunque luogo e momento, ma è preferibile scegliere un luogo e un tempo costanti per accrescere energia e potenza durante la pratica del Likhitha japa.

Nello spazio prescelto infatti si accumula sempre più energia con il potere di accogliere e favorire maggiore intensità di consapevolezza e maggiori benefici durante la pratica.

Si possono usare colori diversi e la penna e i fogli usati (quaderno, notes, ecc.) sono considerati strumenti sacri e vanno custoditi con cura e deferenza.

È importante la pulizia del corpo prima di iniziare la pratica (viso, mani, piedi…), ma anche la pulizia mentale è altrettanto importante; cercando di prestare la massima attenzione e concentrazione sull’atto che si sta compiendo, allontanando qualunque tipo di pensiero per mantenere una mente pura.

I benefici spirituali derivati dal Likhitha japa sono incalcolabili. È possibile sviluppare una capacità di concentrazione meravigliosa.

Il Likhitha japa può essere praticato in qualsiasi lingua o scrittura.

 

Alcuni dei mantra più usati:

Om Namah Shivaya”

Om Mani Padme Hum”

Green Tara Mantra:
Om Tare Tuttare Ture Soha”

Sherab Chamma Heart Mantra:
Om Ma Wa Ma Dé Ma Hi Mo Ha
É Ma Ho Ma Yé Ru Pa
Yé Ta Du Du So Ha”

Manjushri Mantra:
Om Ah Ra Pa Tsa Na Dhih”

Gayatri Mantra (da recitare all’alba):
Om bhur bhuvah svah
Tat savitur varenyam
Bhargo devasya dhimahi
Dhiyo yonah prachodayat”

foto Conosci te stesso: oltre i condizionamenti, alla scoperta del vero Sé

🌿L’essenza dell’essere umano

L’invito “Conosci te stesso”, inciso sul tempio di Apollo a Delfi, rimane oggi più che mai un richiamo universale. Andare oltre i condizionamenti della società e della mente è il passo necessario per riscoprire il vero Sé.

Esiste davvero la possibilità di conoscere la vera identità dell’essere umano? È forse un’utopia, un sogno irraggiungibile?

“Conosci te stesso!”: ecco il monito antico e sempre attuale. L’essenza della vita risiede nell’anima, la cui dimensione, si dice, sia circa la decimillesima parte della punta di un capello.

La materia avvolge l’energia vitale – l’anima – e grazie a questa forza interiore la materia prende forma e vita. Senza di essa, il corpo resterebbe inerme, privo di movimento e coscienza.

Krishna ad Arjuna nella Bhagavadgītā (10.20) afferma:
“Io sono il Sé che risiede nell’intimo di tutti gli esseri. Io sono il principio, il mezzo, la fine di tutti gli esistenti.”

Quella scintilla divina è la nostra vera identità:
“Io sono un’anima, non sono il corpo.”
Se desideriamo conoscere chi siamo davvero, dobbiamo rivolgere l’attenzione alla nostra fonte interiore: il Sé.

🌿Il mistero della mente

Perché indagare la mente?

Il primo passo per scoprire il Sé è esplorare la mente, uno dei più grandi misteri dell’esistenza.

La Bhagavadgītā (6.7) ci ricorda:
“L’uomo che ha conquistato la mente e ha trovato così la pace, ha già raggiunto l’anima suprema. Per lui gioia e dolore, caldo e freddo, onore e disonore si equivalgono.”

La mente è lo strumento – o meglio, il senso sottile – che ci mette in relazione con il cervello, con il corpo, con la nostra parte più intima e con l’intero universo circostante.

Osservare senza identificarsi

Il suo continuo chiacchiericcio invade ogni istante della nostra vita. Per imparare a comprenderla, occorre osservarla da una certa distanza, diventando testimoni dei pensieri che sorgono momento per momento.
È necessario mantenere uno spazio fra noi – l’osservatore – e i pensieri stessi.

Comprendere per trasformare

Prestiamo attenzione al funzionamento della mente, ai condizionamenti che emergono quando ci relazioniamo con gli altri. Solo così possiamo trasformare il pensiero in consapevolezza.

Si tratta di porre quell’attenzione necessaria alla comprensione del giusto pensiero, il quale diviene pura consapevolezza nella sfera interiore di ciascun essere umano.

La Bhagavadgītā (6.6) ci ammonisce:
“Per colui che l’ha dominata, la mente è la migliore amica, ma per colui che ha fallito, la mente rimane la peggiore nemica.”

 

🌿Yoga e il controllo dei sensi

Lo Yoga insegna a governare non solo la mente, ma anche gli altri sensi del corpo. Quando i sensi – mente compresa – sono sotto controllo, l’intelligenza superiore può guidarci verso l’anima, che si rivela come essenza di verità assoluta.

Emozioni e discernimento

Le emozioni – gelosia, rabbia, amore, compassione, odio, pregiudizi – emergono costantemente. Il compito è non reagire impulsivamente, ma agire con cognizione di causa.

  • La reazione nasce da condizionamenti e porta quasi sempre a commettere errori. Errori spesso di valutazione, acquisiti sulla scorta di una condotta imposta da un sistema precostituito (la società, la famiglia, la religione).
  • L’azione consapevole nasce dal discernimento e dalla libertà interiore.

La Bhagavadgītā (6.35) lo conferma:
“È molto difficile dominare la mente irrequieta; tuttavia, è possibile con la pratica adatta e con il distacco.”

Attraverso l’osservazione, il distacco e il discernimento, si può liberare la mente dai condizionamenti e intravedere la scintilla divina dentro di sé e in ogni parte del cosmo.

“Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, così lo yogi che controlla la mente è fermo nella sua meditazione sull’Essere trascendentale.” (Bhagavadgītā 6.19)

 

🌿I condizionamenti

L’influenza della società

Dalla nascita siamo immersi nei condizionamenti: famiglia, società, religione, cultura.
Essi plasmano pensieri, azioni e relazioni.

Un uomo nato in Occidente svilupperà inevitabilmente una personalità diversa da chi nasce in Oriente, perché il contesto culturale modella la sua visione della vita.

Oggi, con la globalizzazione e le migrazioni, il confronto tra culture diverse è inevitabile. Questo può generare integrazione, ma anche conflitti, odio e razzismo se prevale la volontà di imporre la propria bandiera.

Maschere e illusioni

La società è lo specchio della personalità dell’uomo medio nel contesto in cui vive. Le dinamiche collettive generano sovrastrutture che, a loro volta, plasmano e sostengono il modo di agire dei singoli. E noi, spesso senza rendercene conto, le accettiamo e le riproduciamo.

In questo modo il nostro pensare e agire viene fortemente condizionato dal tessuto sociale: pensieri, scelte e persino desideri sono modellati da ciò che ci circonda, al punto da indurre l’ego all’illusione di essere libero e autonomo. Ma mentre crediamo di decidere per conto nostro, scivoliamo in una forma sottile di schiavitù.

E allora ci chiediamo: che senso ha la vita se tutto sembra già programmato da schemi prestabiliti, se non ci resta che interpretare un copione scritto da altri? Il mistero dell’esistenza si riduce forse soltanto a scegliere quale maschera indossare ogni giorno?

Eppure, l’individuo non è la maschera. Oltre i condizionamenti e oltre l’ego, pulsa il vero Sé, immutabile e libero, che nessuna sovrastruttura sociale può imprigionare.
Riconoscere questa essenza significa comprendere che la nostra vita non è una recita, ma un’occasione per rivelare la verità più profonda di noi stessi.
L’individualità autentica dell’essere umano è l’essenza immortale che trascende tempo e spazio.

La vera consapevolezza è quella che conduce al Sé, oltre ogni schema imposto.

Se ci muoviamo nei pensieri, nell’agire, nelle relazioni secondo uno schema imposto dai condizionamenti del sistema al quale sottostiamo, di fatto non siamo creativi, di fatto nulla è fresco e nuovo, ma tutto è fermo e ristagna nei nostri cervelli preconfezionati.

L’illusione di essere noi gli artefici dei nostri concetti, sostiene vitali “senza vita” nella nostra meschina esistenza.

L’anima immortale presente nella materia non ha bisogno di essere “sé stessa” per manifestarsi, essa “è” punto. Immortale, eterna, non è mai nata e non ha fine quando il corpo muore.

Il falso mito del “sii te stesso”

Quante volte sentiamo ripetere: sii te stesso?

Un consiglio che si sente spesso ma di nessuna utilità, perché privo di quella motivazione necessaria che stimoli l’intenzione all’azione.
Un consiglio che, preso alla lettera, rischia di diventare superficiale o addirittura pericoloso.

Se fosse così semplice, chi è incline alla collera resterebbe collerico, chi è vittima di depressione resterebbe imprigionato nel suo stato, chi agisce in modo illecito troverebbe un alibi per continuare.
Chi tende a eludere le responsabilità, sostenendo di non avere i requisiti necessari per assumerle, finisce per rifugiarsi nel vittimismo come strategia di fuga, lasciando le situazioni immutate anziché affrontarle e trasformarle.

In realtà, quell’espressione riguarda soltanto la personalità: il frutto dei condizionamenti, ovvero la maschera che indossiamo per interpretare il ruolo impostoci in questa esistenza –– e non l’essenza spirituale che pulsa dentro di noi.

Prima di dire a qualcuno “sii te stesso”, sarebbe meglio dire:
“Osserva la tua mente, scopri i condizionamenti che ti imprigionano e liberatene.”

Solo così si intraprende il viaggio interiore verso la Realtà assoluta.

Chi vede e comprende la propria essenza ha la possibilità di conoscere la vera identità dell’essere umano, la verità, lo scopo e il senso della vita, la vita stessa nella sua magnificenza, ma soprattutto vede la soglia al di là della quale si rivela il motivo della propria esistenza.

Non basta essere “sé stessi”. Occorre conoscere sé stessi. Solo allora si può comprendere davvero gli altri e vivere con saggezza.

 

🌿L’ordine cosmico

Il vero ordine da rispettare è quello universale, la legge che sostiene i mondi. Opporvisi significa accettare il caos, e lo vediamo chiaramente: guerre, fame, degrado da una parte, opulenza e spreco dall’altra.

Vivere vincolati da leggi imposte dall’uomo, spesso dettate da interessi che ci allontanano dalla vera conoscenza, ci rende statici, sterili e vuoti, impedendoci di evolvere verso livelli più alti di coscienza.

Lo Yoga diventa lo strumento per trasformare le menti materialiste e avvicinarle all’ordine cosmico.

“Lo yogi è più elevato dell’asceta, più elevato rispetto a quelli che conseguono la conoscenza e più elevato dell’uomo che aspira ai frutti dell’azione e che compie riti. Per questo diventa uno yogi.” (Bhagavadgītā 6.46)

 

🌿Dharma: fondamento della realtà

Il Dharma – “verità”, “legge universale”, “obbligo morale” – è il fondamento stesso della realtà.

“Infatti l’essere umano che adempie al Dharma così come esposto dal canone rivelato e dalla tradizione ottiene fama in questo mondo e incomparabile felicità dopo la morte.” (Manusmṛti II,9)

Educare al Dharma significa trasmettere fin dall’infanzia la cultura della conoscenza e del rispetto per la natura e per ogni forma di vita.

Filosofia e educazione

Sin dalle scuole elementari bisognerebbe insegnare filosofia, perché le menti dei bambini sono pronte ad accogliere la realtà nella sua nudità, libera da schemi e condizionamenti.

Fin dai primi anni di vita, è fondamentale trasmettere l’esperienza del rispetto per la natura e per tutto ciò che abita il mondo, guidando ciascuno verso una progressiva evoluzione personale.

Coltivare il giusto pensiero diventa così la chiave per vivere con serenità, consapevolezza e armonia, insieme agli altri, in una società che possa definirsi veramente “perfetta”: frutto della somma di anime libere, illuminate e in crescita.
Utopia? Forse. Ma è un sogno verso cui vale la pena tendere.

Allargare i propri orizzonti nella ricerca interiore e porre le basi per un futuro in cui l’umanità conoscerà l’uomo “nuovo” evoluto e pronto a trascendersi.

 

🌿Conclusione

“Conosci te stesso” è il vero invito: un viaggio di introspezione che permette di scoprire la scintilla divina dentro e fuori di noi, comprendere il senso dell’esistenza e celebrare la vita.

Il Buddha ci ricorda:
“Conosci te stesso. Ama te stesso.
Assumi la consapevolezza che la causa ultima e l’unico ostacolo alla tua felicità sei soltanto tu.
Indipendentemente da ciò che accade intorno a te, la tua felicità dipende esclusivamente dal tuo atteggiamento nei confronti della realtà che ti circonda. Non c’è nessun nemico da sconfiggere, nessuna battaglia da compiere. C’è soltanto la tua vita da celebrare.”

E Marco Aurelio (121-180 d.C.), imperatore romano e filosofo, considerato un sovrano illuminato capace di grande umanità e dotato di eccellenti qualità che gli permisero di esercitare il suo potere con saggezza ed equilibrio.

 conclude con saggezza:

(…) dato che puoi, in qualsiasi momento tu voglia, ritirarti in te stesso. Perché in nessun luogo più tranquillo e calmo della propria anima ci si può ritirare; soprattutto se si hanno dentro di sé principi tali che, al loro contemplarli, si acquista una perfetta serenità.
E per serenità non intendo altro che ordine interiore. 
Concediti quindi costantemente questo ritiro e in esso rinnovati perché, sola, salva la vita la filosofia”.

 

 

– Samya – “Donna, Madre: in lei l’essenza del dolore e della gioia”
/ Quali sono i dolori del parto, solo una donna può comprendere.
Quale gioia indescrivibile è la vista di un piccolo essere umano uscito dal suo corpo, solo una madre può sperimentare.

 

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